Il Bosco

Il bosco fornisce un importante riparo per la fauna locale, una tutela contro il dissesto idrogeologico, una risorsa energetica che sta tornando di attualità. Ogni anno tagliamo a ceduo una superficie di circa 1 ettaro, producendo un migliaio di quintali di legna da ardere di buona qualità per i consumi strettamente locali.

Dal 1998 abbiamo piantato 15 ettari di nuovi boschi, portando a 45 ettari la superficie boscata complessiva dell'azienda. I nuovi impianti sono stati concepiti privilegiando le essenze già presenti ed acclimatate nella zona. Abbiamo impiantato soprattutto due tipi di querce, la roverella nelle zone più asciutte e la farnia in quelle più umide, alternandole con macchie di carpini, di ornelli, di lecci , di cerri e inserendo isolate piante di noce e di ciliegio.

Il rimboschimento è stato completato in due anni, grazie ad un finanziamento della Comunità Europea. Il primo anno abbiamo dovuto smaltire un duro colpo, prodotto dall'inaspettato intervento degli istrici che hanno saccheggiato un quarto delle speci quercine. Una volta sostituite le fallanze e protette le nuove piante, il rimboschimento si è sviluppato molto bene negli anni successivi.

Potatura di ciliegi e roverelle in un rimboschimento

Il Cippato

Da qualche anno abbiamo cominciato a lavorare sul miglioramento delle tecniche di taglio del bosco, grazie anche alla collaborazione con l’IVALSA, l’ente del CNR che ha sede a Firenze e che si occupa di tecnologie del legno. Ci siamo dotati di una cippatrice, una macchina che taglia il legno in chips utilizzabili in caldaie e con la quale recuperiamo cime e rami che normalmente sono lasciati nel bosco, e di un carrello forestale con gru, per movimentare la legna. Insieme ad IVALSA e ad un gestore di caldaie a cippato (ErreEnergie) stiamo facendo una serie di prove per utilizzare i residui di potatura della vigna e dell’uliveto. Quello del lavoro nel bosco è ambito molto complesso – i margini di reddito sono molto bassi e bisogna acquisire esperienza e maestria per arrivare ad un’organizzazione sostenibile del cantiere boschivo – che affrontiamo con passione e con la speranza di arrivare a risultati interessanti nei prossimi anni.

Le Siepi

Qualche anno fa abbiamo piantato due chilometri di siepi, utilizzando essenze arboree ed arbustive della macchia mediterranea: biancospino, prugnolo, corniolo, viburno, ginestra, rosa canina e via dicendo. E’ stato un impianto sperimentale, perché in futuro vorremmo utilizzare le siepi per ridisegnare le forme dei campi, passate troppo frettolosamente dal disegno mezzadrile, basato sull’esperienza e sul lavoro manuale, al non-disegno prodotto dall’avvento dei trattori e dell’agricoltura estensiva.

E’ un obiettivo ambizioso perché richiede molte competenze – l’agronomo, il geologo, il pedologo, il forestale – e molta esperienza, oltre alla capacità di fare investimenti con rientri molto lunghi, come quelli indirizzati all’architettura del paesaggio.