I Seminativi

La conseguenza più appariscente della conversione ai metodi biologici di produzione riguarda le rotazioni delle colture nei seminativi. Fino al 1999 le scelte di semina erano influenzate soprattutto dai premi erogati dalla Comunità Europea: grano duro alternato con colza o girasole. Dal 2000 il problema principale è stato invece quello di ricostituire e mantenere la fertilità naturale dei campi . Anche se la Fattoria non ha al suo interno allevamenti di animali, abbiamo ripreso a praticare massicciamente le colture di leguminose diffuse fino alla fine degli anni '60, quando ogni famiglia di mezzadri aveva ancora due o più paia di bovi utilizzati nei lavori dei campi. Il trifoglio, l'erba medica, la sulla ed il favino hanno la peculiarità di fissare l'azoto atmosferico, che rilasciano poi nel terreno con i residui colturali, a disposizione per la coltura di grano o di avena dell'anno successivo.

La scelta del biologico ha dato anche un’altra spinta alla diversificazione colturale, grazie alla crescita delle filiere di trasformazione e commercializzazione che mettono in rapporto produttori e consumatori di prodotti biologici. Negli ultimi anni abbiamo introdotto numerose nuove colture. Grazie alla richiesta di trasformatori e di mulini locali abbiamo abbandonato le varietà industriali dei cereali a favore di varietà tradizionali – ad esempio il Verna tra i grani teneri ed il Senatore Cappelli tra i grani duri, il farro, il kamut –, produciamo lino, ceci, lenticchie. Vendiamo l’avena e l’orzo ai viticoltori biologici (10% dei vigneti toscani) che la seminano nei filari per aumentare la sostanza organica dei terreni.

Quasi tutte queste colture richiedono minori concimazioni, hanno rese contenute ma spuntano prezzi più alti, una combinazione interessante che rende l’azienda più autonoma dai circuiti convenzionali e dagli interessi industriali che penalizzano l’agricoltura.

Son passati ormai quasi venti anni da quando siamo scesi dal treno dell'agricoltura convenzionale. Superata l'inevitabile durezza delle prime fasi della transizione, abbiamo raggiunto risultati produttivi non molto differenti da quelli degli anni '90. Ma senza impiegare concimi derivati dal petrolio o diserbanti sempre più sofisticati e producendo in azienda la maggior parte dei semi che usiamo. Abbiamo ritrovato una linea di continuità con l'agricoltura contadina che ha coltivato queste terre nel passato, riscopriamo vocazioni produttive travolte dal progresso tecnico negli anni ‘60.

Campo all'Avanella

L'Uliveto

A differenza delle vigne, l'uliveto occupa da più di cinquant'anni lo stesso sito. Decimato dalla gelata del 1985, è stato reimpiantato nel 1989 con un sesto più fitto e allevato a cespuglio, producendo un olio di ottima qualità ma di modeste quantità. A partire dal 2000 siamo quindi progressivamente tornati al tradizionale sistema della potatura a vaso, laboriosa ma più adatta alle nostre zone.

La raccolta delle ulive è effettuata a mano nei primi giorni di novembre, non appena apre il frantoio presso il quale produciamo il nostro olio. La frangitura avviene alla temperatura di 25°, per centrifugazione della pasta di ulive, ed è effettuata ogni due giorni in modo da contenere al minimo le ossidazioni del frutto e preservare nell'olio i sapori intensi del frutto.

Oliveta a Fracassino

L'Olio Extra Vergine

Nel 2016 la produzione di olio è stata piuttosto esigua, ma di qualità formidabile. Nei vari confronti avvenuti con altri olii di queste zone, il nostro ha sempre assunto una posizione di spicco per intensità di gusto e per la sua ottima preservazione nell'arco del tempo.